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Atti della I giornata di studio sul vino. Innovazione: il vino che berremo (Roma, 7 febbraio 2008)

Andrea Zanfi, Roger Sesto
Lingue:
Isbn: 978-88-88482-84-2
Formato: 17x24
Pagine: 112
Anno di pubblicazione: 2008
Disponibilità: disponibile
Prezzo: € 10,00
Offerta web: € 8,50 [sconto 15%]
Lingua del libro:
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Descrizione

Capire, interpretare, monitorare il presente per poter tracciare plausibili modelli dei “vini che berremo”.
Questo lo scopo della 1ª giornata di studio sul vino dal titolo “Innovazione: il vino che berremo”, svoltasi a Roma il 7 febbraio 2008 e di cui la Carlo Cambi Editore ha redatto il volume con la raccolta completa degli interventi.

Un’iniziativa ideata dallo scrittore Andrea Zanfi per poter comprendere lo stato dell’arte della viti-enologia della nostra penisola, sia da un punto di vista tecnico sia di marketing, così da elaborare possibili strategie di intervento per rendere ancora più competitivo un settore così cruciale per l’economia italiana, soprattutto in vista di un mercato sempre più competitivo e globale.

E dunque, come le aziende dovranno approcciarsi ai consumatori? In che modo sarà opportuno intervenire sulle leve di marketing? Da un punto di vista agronomico ed enologico, saranno auspicabili “fughe in avanti”, oppure sarà più sensato ripercorrere l’ortodossia della tradizione (ma quale tradizione?) o, ancora, si dovrà optare per un “ritorno al futuro”, ovvero effettuare una ricerca filologica delle proprie radici per poi attualizzarle ed innovarle?

Domande che hanno trovato ampio spazio di trattazione nel corso della giornata, senza ovviamente la pretesa di arrivare ad una soluzione univoca di tutti i problemi. L’intento era semmai quello di “gettare benzina sul fuoco”, nel senso di sollevare tante questioni, punti di vista diversi e anche contrastanti, idee, scintille, pensieri, scontri e incontri; scodellare una sorta di “brodo primordiale”, utile come punto di partenza per poi cominciare a plasmare, nei successivi appuntamenti, già programmati per gli anni a venire, una serie di proposizioni più normative.
Insomma: un brainstorming, più che un classico convegno.

Nel primo Forum della giornata romana, introdotto da un saluto di benvenuto del presidente Fisar Vittorio Cardaci Ama, si è parlato di “marketing come strumento di supporto alle aziende vitivinicole per affrontare la sfida alla globalizzazione”. Tra i vari interventi Luigi Odello – presidente del Centro Studi Assaggiatori – ha ricordato l’importanza di interrogare il consumatore per capire come questi si interfaccia con il vino e di conseguenza quali informazioni produrre per creare confidenza invece che timore riverenziale. Andrea Gabbrielli, noto giornalista di settore, ha snocciolato alcune cifre sul crollo della domanda di vino nella nostra penisola (e non solo), dovuto fra l’altro a nuovi stili di vita, un calo di cui le aziende faranno bene a tener conto, che porterà sempre più a battersi sui centesimi e a “finanziare” la distribuzione. Il consulente Gianni Usai ha ricordato l’importanza del marketing associativo. Mario Falcetti, agronomo e direttore generale della franciacortina Contadi Castaldi, ha sottolineato l’importanza del terroir a discapito di quella del vitigno: quest’ultimo solo un mezzo. Oltre alla necessità di formare i venditori, arricchendoli di “elementi differenziali”, magari anche con strumenti ludici, proprio come si fa all’azienda di Adro con il “Gioco della Cuvée”. Il giornalista Luca Bonci ha sottolineato come i siti Internet delle nostre realtà vitivinicole siano ancora in gran parte inadeguati; è importante che diventino più semplici e fruibili, costruiti da webmaster in sintonia con le esigenze di comunicazione delle aziende vitivinicole; sfruttando nuove risorse di rete quali i blog, le chat, i forum, di stimolo fra l’altro allo sviluppo dell’e-commerce. E un esempio di sito di grande efficacia lo ha illustrato Baldo Palermo, direttore marketing della siciliana Donnafugata. Roger Sesto ha dal canto suo ricordato come le etichette debbano saper comunicare soprattutto il territorio e la vigna più che la tecnica ed il vitigno; evocare emozioni, ma anche essere semplici, funzionali e dare indicazioni pratiche, senza però scadere nella banalità o nel genericismo. Mentre Andrea Zanfi ha tracciato i lineamenti del consumatore politicizzato, che si trova tra l’incudine del globalismo e il martello della globalizzazione.

Il secondo Forum aveva come focus: “I vitigni come elementi per un distinguo strategico delle aziende”. Attilio Scienza, in un intervento che non è certo passato inosservato, ha sottolineato come il dualismo terroir/vitigno sia in realtà un dibattito accademico ed un falso problema, e come i due aspetti coesistano. Ma ha pure ridimensionato il “derby” tradizione/innovazione. Per il professore, la tradizione in un certo senso non esiste, oppure è legata a certi modi di fare il vino vecchi e di negativo impatto sulla qualità. Bisogna avere il coraggio di “tradirla”: l’Ue ha ingabbiato la viticoltura ad un modello valido mezzo secolo fa, cosa che invece non è successa con gli altri settori della frutticoltura. Sempre a detta del professore, ci troviamo a rincorrere vecchi vitigni di dubbia qualità, facendo della filosofia, invece di crearne nuovi e ben più validi, per vini mediamente sempre più buoni, magari partendo dalla “riserva genetica” che si trova nel Caucaso. Dal canto suo, Roberto Zironi dell’Università di Udine ha sottolineato come il rilancio dei vitigni autoctoni sia un falso problema, giacché l’82% della viticoltura italiana si basa proprio su varietà indigene; la questione è semmai di valorizzarle, andando ad individuare e distinguere le cultivar “storiche” da quelle “minori”. È solo definendo per ciascuna varietà il miglior protocollo di vinificazione - là dove esiste il terroir più vocato per quella specifica cultivar - che se ne può comprendere il vero potenziale. La professoressa Oriana Silvestroni dell’Università di Ancona ha voluto ricordare come vi sia una scarsa propensione da parte del legislatore a recepire l’innovazione in ambito viticolo e a promuovere nuovi incroci, e questo proprio quando ce ne sarebbe più bisogno, visti i cambiamenti dei gusti dei consumatori ed i repentini mutamenti climatici a cui stiamo andando incontro. Il giornalista Rocco Lettieri ha illustrato il caso di un’azienda modello, Podere Forte, nel cuore della Val d’Orcia, come realtà capace di coniugare innovazione, qualità e rispetto dell’ambiente. L’enologo Paolo Vagaggini con il suo intervento ha inteso sottolineare che i Supertuscans servono “per giocare” e per incontrare i gusti dei consumatori lontani, ma con le Doc e le Docg non si scherza, quelle sono, e deve essere il mercato a venire loro incontro. Vittorio Fiore ha energicamente denunciato l’obsolescenza della normativa sulle Doc e la follia di disciplinari ingessati che non tengono conto dei progressi viti-enologici.

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INDICE

I° giornata di studio sul vino. Innovazione: Il vino che berremo
di Roger Sesto


1° Forum:
Marketing come strumento di supporto alle aziende vitivinicole per affrontare la sfida alla globalizzazione

Un saluto a tutti i partecipanti
di Vittorio Cardaci Ama

Necessaria una nuova rivoluzione nel vino italiano
di Fabio Piccoli

Il calo dei consumi interni e l’internazionalizzazione delle imprese
di Andrea Gabbrielli

Uno sguardo alla seconda modernità: il globalismo dei mercati e la globalizzazione delle coscienze
di Andrea Zanfi

Associarsi: vivere il vino e la propria realtà
di Gianni Usai

L’analisi sensoriale quale strumento strategico e tattico nel marketing del vino
di Luigi Odello

Vino, mercato, formazione: una dura sfida verso il successo
di Romolo De Stefano

L’etichetta è un biglietto da visita. Utilizziamola al meglio!
di Roger Sesto

Internet, dieci anni dopo. Una opportunità/necessità per il marketing
di Luca Bonci

Le opportunità di internet
di Baldo Palermo

L’innovazione nella comunicazione. Presentazione del caso: “Il gioco delle cuvée” di Contadi Castaldi. Interattività, sensorialità e gioco di squadra.
di Mario Falcetti

Il vino che berremo
di Giovanni Lai


2° Forum:
I vitigni come elementi per un distinguo strategico delle aziende vitivinicole

Saluto e riflessioni ad apertura dei lavori pomeridiani
di Fabio Turchetti

Il vitigno che verrà: i possibili scenari in un mondo del vino che sta cambiando
di Attilio Scienza

Vitigni come elementi per un distinguo strategico delle aziende vitivinicole
di Roberto Zironi

Analisi del ruolo che vecchi vitigni o nuove varietà possono rivestire nel rinnovamento della viticoltura
di Oriana Silvestroni

L’attuale normativa in materia viticola e le nuove prospettive dell’ocm vino
di Vittorio Fiore

Intervento in replica di Vittorio Fiore
di Mario Falcetti

Il rigore creativo nelle produzioni tradizionali a D.O.C.G. e la creatività gioiosa nelle produzioni innovative
di Paolo Vagaggini

Alcuni fattori tecnici che hanno consentito il successo dell’enologia italiana di oggi
di Barbara Tamburini

Più etica e naturalità nel futuro del vino di qualità
di Fabrizio Penna

Forteto della Luja - Oasi WWF
di Silvia Scaglione

Viticoltura di precisione. Sviluppo e gestione a Podere Forte in Castiglione d’Orcia (Siena)
di Rocco Lettieri


Conclusioni
di Roger Sesto

Ringraziamenti

Le aziende presenti alla degustazione

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